Passi e poesie


Goccia di resina

(Dedicata alle cime della Valmasino)

Impallidire
davanti alla tua immensa bellezza
minuto come una formica
muovo i miei passi;
piccolo ago che cuce la matassa
di un alito di vento,
goccia di resina sulle cortecce
di legno che non ha tempo,
cinguettio di un amore
che si fa breccia giorno dopo giorno
nelle viscere tremanti
nelle lacrime di gioia
nelle parole di nostalgia
che mi perdo
inciampando
tra i sentieri
di un destino impavido.
La sottile fragilità
che mi agguanta
mi fa ruzzolare giù
sobbalzando tra cenge e pareti strette
nell’imbuto minerale
che mi spacca da dentro
ogni volta
che ti vedo.
 

Al Monte Legnone

Al calar della sera
ti sento accanto
dopo averti visto da lontano
toccare la mia anima
dopo aver sognato
il tuo sguardo
che osservava le nubi.
Io, piccolo, dinnanzi a te
maestoso spettatore dell’infinito
antico frammento
inciso in un bastione di rocce
saggio monumento
che mi dai il tormento.
Ti ho visto che guardavi il lago
mentre un treno mi portava via da te.
Soldati e trincee hanno inciso le tue pendici
contadini e pastori hanno ammirato
quando indossavi il cappello
per saper se prender falce o rastrello.
Nei miei passi suona l’eco
di una nostalgia lontana
e l’attesa del giorno
in cui saremo uniti
io, tra i tuoi sentieri
tu, nel profondo
oggi più di ieri.
 

Credo ancora

Credo ancora nella bellezza di un saluto
nella forza di un abbraccio
nella fertilità delle parole
nella dolcezza di uno sguardo.
Credo ancora nel potere del silenzio
nella cura della danza
nella linfa del ritmo
nel racconto di mille passi
nella rugosità dell’antico.
Credo ancora nelle radici
che intrecciano forme di vita
in un grande racconto
che si fa poesia.

Camminare

Camminare è come scorrere il dito
lungo le parole
mentre leggi la pagina di un libro;
è come tenere il segno
per non perderti nemmeno un momento
di ciò che stai vivendo.
 

Codera

Pietra e sassi
sudore e fatiche
terra viva:
è l’antica alleanza
che rende gli umili
custodi del silenzio.

Ruzzolare

Ruzzolare 
giù dal crinale
per confluire lungo la valle
tra i disegni che il fiume ha tratteggiato sulla crosta,
nell’infinito scorrere che l’acqua regala tra le rocce
nello sciamare dei passi che si lasciano alle spalle,
nello scricchiolio delle ginocchia.
Le foglie si disgiungono dai rami
in una danza che tesse fili invisibili nell’aria di fine estate.
Ed io che precipito con loro verso terra 
sfiorando il lago turchese dei tuoi occhi
nella dolcezza di un incontro che la sorte elargisce
nel volo effimero che mi concedo anche questa volta,
sapendo dove finire,
senza l’augurio che il vento mi conduca verso le tue cime
per non schiantarmi con l’anima contro falesie che non esistono.
Ruzzolare,
per il piacere di essere stato sorpreso
dall’urto del tuo passaggio,
per il sogno di essere ancora in movimento,
di essere un corpo che sente
un suono che vive
nel fuoco
che mi scotta 
dal profondo.